CINEMA/La Migliore Offerta

Rush220 gennaio 2013. Domenica pomeriggio. Piove a dirotto. Cinema? Cinema!

Giuseppe Tornatore, La migliore offerta, Jeoffrey Rush, Donald Sutherland, Silvia Hoeks, Jim Sturgess.

Da tempo non andavo al cinema. OK, Tornatore è sinonimo di successo, di solito. Ma non è detto che un regista di successo faccia sempre e comunque film di successo. Sono partita senza aspettative particolari, solo curiosità. Non ho letto recensioni, ho visto il trailer di sfuggita in tv.

Due ore e cinque minuti incollata alla poltrona senza rendermi conto del tempo che passava! Non saprei in che genere catalogarlo, probabilmente un film drammatico che scivola nel thriller?

Eleganza, raffinatezza, passione per i dettagli, eccellente fotografia, scenografia, musica azzeccatissima per creare la giusta atmosfera (e come potrebbe essere altrimenti, se il compositore è Ennio Morricone?).

Non posso e non voglio riprendere la trama per non rovinare la sorpresa a chi ancora non ha visto questo capolavoro, ma la storia, molto originale e sorprendente, è resa ancor più interessante e coinvolgente dalla maestria con la quale un Jeoffrey Rush da Oscar (secondo me) rende il protagonista Virgil Oldman, piuttosto anziano titolare di una casa d’aste, pieno di idiosincrasie, irrigidito nelle sue abitudini da vecchio scapolo e proprio per questo tanto più vulnerabile, senza difese di fronte alla minaccia che incombe su di lui.

Rush1

Dopo la grande, grandissima prova ne Il discorso del re, questo attore si distingue ancora una volta per l’eleganza del portamento e dei movimenti, la sensibilità, la capacità di giungere alla personificazione e reviviscenza (prendo a prestito termini da Stanislavskij). Coadiuvato dal grande Donald Sutherland e da due sorprendenti giovani attori, Jim Sturgess e Silvia Hoeks.

Chiunque ami il cinema di qualità (alta, molto alta in questo caso) non può assolutamente rinunciare a vedere l’ultima fatica di Tornatore.

E ricordatevi: “un falso non è mai completamente un falso, perché in esso l’artista non riesce ad esimersi dall’infondere qualcosa della propria personalità”.

Paola Raggi

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