N. Hawthorne e l’immacolato servitore di Dio

Ho riletto, dopo molti anni, la Lettera Scarlatta.

Nel riprenderla in mano, riflettevo sul fatto che il passare degli anni e la raggiunta maturità potessero aver mitigato l’impressione di spregevole vigliaccheria che quel perfetto ipocrita di Arthur Dimmesdale aveva lasciato nel mio spirito di adolescente.

Ben al contrario! L’intervenuta conoscenza di altri capolavori della letteratura a cui, per un aspetto o per l’altro, la Lettera Scarlatta può essere accostata, hanno rafforzato quella prima giovanile impressione. Che abisso fra questo tremante pretino imbevuto di “verità rivelata” e l’assassino Ras’kolnikov di Delitto e Castigo. Dopo la colpa, sono entrambi febbricitanti, ma che differenza nella “qualità” della rispettiva febbre. Che abisso con l’Innominato del Manzoni. Si noti, fra l’altro, che sia la Lettera ScaimagesCAFWTSDNrlatta sia I Promessi Sposi nascono con l’artificio letterario del ritrovamento di un manoscritto e che i tre capolavori sono scritti a ca. 10-20 anni di distanza l’uno dall’altro.

Ammettiamo pure che il povero reverendo sia torturato dalla consapevolezza (lodevole) di aver mancato alla sua missione terrena. D’altra parte, al di là di questo, non si scorge la benché minima traccia d’amore né nei confronti di Hester né nei confronti della piccola Pearl: i pochi cenni, le poche scene di contatto fra i tre sono improntati ad un interesse che non va più in là del pietoso interesse per due povere creature derelitte. L’unico interesse del reverendo Dimmesdale è il reverendo Dimmesdale. Quando nel cap. xvii Hester gli rivela l’identità di Roger Chillingworth, il reverendo come risponde?

“… L’orribile mostruosità di esporre un cuore malato e colpevole proprio a quello sguardo che di questo gode! Donna, donna, tu ne sei responsabile! Non posso perdonarti!”

Beh… una bella prova o, come diremmo oggi, che gran faccia tosta!

E’ probabile che l’Autore abbia esaltato la già naturalmente opprimente morale puritana per far brillare ancora di più la forza d’animo e l’onestà di principi di Hester (si ricordi che, anche quando ne guadagna la possibilità, Hester non rinuncia a portare la lettera scarlatta). Tuttavia, nonostante le sue scelte, i suoi principi, le modalità assunte per non soccombere sotto il peso di quell’umiliazione, Hester rimane una donna del suo tempo, imbevuta della stessa concezione di peccato del reverendo Dimmesdale.

Unica speranza, unica luce nelle tenebre che incombono su tutto il romanzo, Pearl, la piccola Pearl che, lungi dall’essere l’incarnazione del peccato, come alcuni la vedono, attraverso la sua familiarità e la capacità di dialogo con gli elementi della Natura, si pone come vero emissario del Cielo, per indicare la giusta via, oltre ogni bigotteria e opprimente controllo religioso sulla vita degli uomini, si chiami esso puritanesimo o altro.

Paola Raggi

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