La Bellezza del Labirinto

Ben trovati, naviganti alla lettura!

Grazie per la vostra compagnia e benvenuti ad una nuova Visione di Bellezza dal mondo.

Vi porterò in un luogo straordinario, foriero di tradizione e innovazione, di turismo e di ricerca. Parliamo di Barcellona, metropoli affacciata sul mare capace di collezionare, in soli cinque mesi, ben 21 milioni di visitatori. Un luogo vibrante di turismo e di pellegrinaggio che attrae curiosi da ogni parte del mondo, persino un curioso che già conoscete: il Capitano!

Nel dicembre dello scorso anno ho scelto di visitare una località che da molto esercitava su di me il suo richiamo di sirena: il labirinto di Horta. Sono molte le ragioni che mi hanno portato in quel luogo particolare: il mio amore per il mistero, il fascino storico del contesto e anche e soprattutto i rimandi letterari e cinematografici attorno al concetto di labirinto.

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Labirintico, infatti, era il Palazzo costruito da Dedalo per rinchiudere l’orribile mostro che era il Minotauro, ma labirintica era anche la conformazione del campo di scontro dell’ultima prova in cui Harry Potter e Cedric si sfidano per il Torneo Tremaghi in Harry Potter e il Calice di fuoco; labirintica è la scrittura di Ariosto nell’ Orlando furioso, la biblioteca di Borges, il percorso che compie l’Alice di Carrol; Labyrinth è il titolo di una canzone di Elisa, ma anche e soprattutto il titolo di un film che annovera tra i protagonisti l’immenso David Bowie.

C’era dunque un tratto ancestrale in me che pretendeva di essere ascoltato e così è stato. Venite con me…

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Il Parco del Labirinto è situato nella zona nord della città, a Horta-Guinardo, fuori dal centro propriamente turistico della movida spagnola. La sua costruzione risale al 1791 ed è una rovina della monarchia spagnola in Catalunya, per volere del Marchese e proprietario terriero Joan Antoni Desvalls di Ardena. Il Marchese viene tutt’oggi ricordato per il suo stile di vita tranquillo e pacifico e i piaceri più raffinati ai quali si dedicava maggiormente si riflettono nell’architettura del Parco, con una costruzione monumentale e due giardini, uno in stile romantico e uno in stile neoclassico.

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La parte romantica ha in sé una distesa meravigliosa di fiori, una cascata, un canale popolato da cigni che risale al 1853 ed era in origine adibito all’irrigazione, connettendo in un circuito unico le fontane, i laghetti e i torrenti, per non sprecare l’acqua. Quella neoclassica, invece, vanta al proprio interno il vero e proprio Labirinto, di 820 anni, al centro del quale c’è la statua del dio dell’amore Eros, mentre nella parte superiore si rende omaggio al dio dello svago, dell’ebbrezza e del vino: Dioniso.

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Nelle vicinanze del Parco, se ci andrete, potrete anche ammirare il teatro all’aperto, dove si riversano quotidianamente piccoli gruppetti di bambini che non mancheranno di deliziare la vostra visita con la loro semplicità ridanciana.

E’ difficile spiegare l’incanto dell’intrigo in poche parole: le immagini, molto probabilmente, potranno rendere molto di più. I vostri occhi, meglio ancora.

Ma è rimasto in me un grande insegnamento: il labirinto mi ha rivelato le complessità insite in ogni scelta di percorso, proprio mentre si decide quale svolta seguire e quale curva omettere nel tragitto. Mi ha mostrato imponente che bisogna ricordarsi di ogni errore, per proseguire al meglio la via, e che l’istinto è un buon alleato, ma non l’unico: le piccolezze e i dettagli compongono un tassello segreto di indizi chiave, sempre pronti ad offrire la risoluzione quando li ricomponiamo nella nostra mente. Simpaticamente, questo intreccio magistrale di siepi mi ha ricordato che persino il nostro stesso cervello è un gomitolo di ripiegamenti intricati fra loro, che percorrono le due stanze principali (i nostri emisferi): dobbiamo esplorare ogni richiamo, senza avere fretta di essere soltanto l’una o l’altra cosa, perché la risposta potrebbe risiedere dentro un risvolto trascurato e nascondere sollievi e tanta, tanta Bellezza in agguato. Bisogna tenere alta la guardia delle nostre percezioni senza l’angoscia di portarsi subito verso l’uscita: potrebbe essere quella errata.

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Qualche informazione utile se siete interessati ad andarci?

L’entrata costa solamente €2.17, mercoledì e domenica sono giorni raccomandabili perché è gratis, è aperto sette giorni su sette e l’indirizzo è il seguente: Passeig dels Castanyers. Se vi si presenta l’occasione, vi consiglio la visione di questo breve documentario, rende l’idea della Bellezza del posto (in castigliano e inglese).

Non ci resta che augurarvi tutta la Bellezza possibile e darci appuntamento alla prossima Visione di Bellezza. Tenete sempre presente una grande verità: le Visioni creano Bellezza.

E la Bellezza migliora le nostre vite, dico bene?

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One comment

  1. Pingback: Visione | Il Veliero di Capitan Aldo

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