La grammatica della Felicità di Sandra Meunier

Naviganti!

Ricercatori instancabili della Bellezza in tutti le sue forme… ben trovati, e ancora una volta benvenuti a una nuova escursione sulla bellezza proveniente dal mondo. Quest’oggi ci affidiamo a un meraviglioso contenitore di storie incredibili, il TED, e raccontiamo la storia di un’attivista della gioia, Sandra Meunier, e della sua lista creata per esercitare giornalmente la felicità.

Partiamo da un semplice dato statistico: la Francia, paese d’origine di Sandra, è stata eletta campione mondiale del pessimismo. Sì, proprio così: quel paese che spesso abbiamo immaginato come romantico, elegante e gioioso in realtà si è rivelato lontano da questo immaginario e ben avvolto da un generale senso di sconforto. Una situazione che, qualora analizzata, non sarebbe troppo diversa da quella italiana, non trovate?

Bene, il lavoro di Sandra ci permette sin da subito di comprenderne a pieno il messaggio, poiché il suo aiuto terapeutico offerto alle persone gravemente malate le dona quotidianamente la possibilità di mettere in pratica il suo messaggio di felicità e la sua filosofia di vita. Il suo approccio di aiuto attraversa doverosamente una scelta straordinaria: l’interpretazione di un personaggio di fantasia, Neztoille (in francese gioco di parole tra la parola stella e naso), che soffia la gioia in faccia agli ammalati e trascorre moltissimo tempo in loro compagnia, per lunghi periodi, spesso fino alla loro morte. Tuttavia, se voi le chiedeste cosa faccia lei di preciso, sorridendo vi direbbe che a fare tutto sono i suoi pazienti, e non lei! Un esempio straordinario di umiltà? Di più: un esempio di Visione, di modo, di strategia d’amore.

Nel suo discorso al Ted Sandra Meunier lamenta una situazione detestabile: ci sono poche occasioni, in vita, in cui la società ci lascia esprimere liberamente la gioia, e spesso questa ragione basta a raffrenare il nostro istinto primordiale di viverla a pieno e di condividerla con gli altri. Tuttavia il lavoro che svolge le ha permesso di arrivare a una conclusione: che noi siamo più grandi del nostro corpo, così come lo spirito è più indomabile di quanto ci accade fisicamente. E come si fa a dare sollievo a un malato terminale che non vede più la speranza negli occhi dei suoi cari? C’è un piccolo trucchetto, ci fa notare: l’evocazione della felicità. Quella che la nostra fonte di Bellezza di oggi chiama tremenda capacità di cogliere la Bellezza del nostro vivere è quanto si sposa di più con la filosofia di questo blog, del podcast realizzato da Barbara Favaro e in più larga scala con tutti coloro che si impegnano per riportare la dimensione del positivo, del bello e del giusto all’interno di una società ugualmente sul lettino di morte in termini di crisi valoriale e instabilità sociali. Ciò che si può fare, ci viene suggerito, è non perdere la bussola e per farlo Sandra ci affida una grammatica particolare, una serie di regole da seguire sempre per non smarrirsi nelle liane della tristezza confermando il Guinnes.

Ecco le semplici regole che possiamo seguire:

1) La felicità è ora: la progettualità è ossigeno, senza ombra di dubbio, ma non bisogna mai dimenticarsi che vivere il presente è il regalo più generoso che si possa fare a noi stessi, abbracciando ogni esperienza che viviamo con intensità e significato.

2) Diamo significato a ciò che stiamo vivendo: viviamo a pieno l’esperienza che ci viene regalata, che capita in vita. Può insegnarci molto, moltissimo!

3) Teniamo sempre in testa un sogno e diamoci da fare per realizzarlo: i sogni indirizzano la vita verso strade che rinvigoriscono puntualmente la nostra felicità. Sapere di camminare nella giusta direzione è una benedizione per lo spirito, no?

4) Realizziamo un semplice pensiero di gratitudine, ogni giorno: vivere di per sé è un’avventura straordinaria

5) Sorridiamo sempre: ci accorgeremo che la vita è più semplice e facile, se impariamo a tenerci dentro un sorriso (a proposito: li avete letti gli Innersmile di Barbara? :D)

6) Impariamo ad essere soddisfatti di quello che abbiamo: la bramosia di avere sempre di più annichilisce ogni sforzo quotidiano che facciamo per mantenere ciò che già abbiamo guadagnato dalla vita. Equilibrio e giusta percezione possono essere validissimi alleati.

7) Mettiamo amore in tutto ciò che facciamo: non importa quale sia il nostro lavoro, o la nostra occupazione momentanea, possiamo scegliere di farlo con passione e trasmetterlo a tutti coloro che ci stanno intorno.

Se è vero che la vita non sempre si può cambiare, dichiara alla fine del suo discorso Sandra Meunier, è vero che possiamo cambiare la prospettiva con la quale la guardiamo: un occhio sano e propositivo cambierà senz’altro la nostra maniera di agire, nel quotidiano e nel mondo.

E voi, cosa ne pensate? Vi va di essere felici assieme a noi? Scriveteci nei nostri commenti pensieri e sogni che nutrite, noi saremo ben felici di leggerli e commentarli assieme. Un abbraccio da Capitano, con la promessa che ci leggeremo presto.

Ricordate: Le Visioni creano Bellezza.

La Bellezza della sensualità (visita al Museo Erotico di Barcellona)

Naviganti della Bellezza, ben trovati!
Ci eravamo lasciati una settimana fa nella struttura labirintica di Horta, a domandarci quali insegnamenti potessimo trarre da quel tragitto. Quest’oggi, per allontanarci un po’ (ma non troppo) dai quesiti filosofici, ci riportiamo verso una dimensione apparentemente più materiale e immediata: la sensualità. Il Capitano ha fatto un giretto all’interno del Museu de l’Eròtica di Barcellona, e ora stanza dopo stanza porterò tutti voi a compiere lo stesso viaggio. Una promessa, però: ci direte tutto quello che avete percepito nei commenti, ok?

Partiamo da un preambolo doveroso: il museo in questione è stato il primo a dedicare all’argomento dell’erotismo un’attenzione totale, che comprendesse sia l’aspetto didattico (all’interno si trovano didascalie, libretti, filmati video, guide), sia quello giocoso (cartonati per fare fotografie, sculture, giochi interattivi). Sorge sulla Rambla, al numero 96, e ospita talvolta eventi dedicati alle scuole (parliamo di classi della scuola secondaria, che includono nei loro programmi ministeriali un sano e giusto approccio all’educazione affettiva).

All’ingresso troverete un bicchiere di champagne incluso nel biglietto ad attendervi, che potrete anche scegliere di consumare una volta terminato il giro all’interno del museo. A termine della visita, potrete anche recensire positivamente ciò che avete visto e ottenere gratuitamente un souvenir (una lozione massaggiante per il corpo). Ma cosa troverete all’interno? Bene, il nostro viaggio comincia qui.

La prima stanza viene dedicata alle antiche civiltà esistite sul Pianeta, in un excursus sull’Antico Egitto, l’antica Grecia e la civiltà romana (con alcuni reperti appartenuti al Paleolitico superiore). Per contrasto, e per onestà antropologica, vengono mostrati anche resti di raffigurazioni orientali a tema erotico, con l’argomento della sessualità vissuta in maniera completamente diversa. In particolare, nella sfera delle emozioni di coppia, è interessante analizzare il testo dell’ Ananga Ranga dell’autore Kalyana Malla, scritto interno al 1172 DC, che oltre a passare in rassegna le differenze fisiche delle donne appartenenti alle varie culture, ritiene che la chiave del fallimento di molti rapporti di coppia risieda nella mancanza di stimoli nella vita sessuale. Un approccio senz’altro moderno, se si considera l’exploit che pratiche come il bondage hanno avuto di recente (grazie a tristissimi episodi letterari che non nominiamo per rispetto della Letteratura) per ravvivare dinamiche sessuali che vengono spesse ignorate, ma che risultano senz’altro importanti per stabilire un rapporto duraturo basato sulla soddisfazione di entrambi i partner coinvolti nella relazione.

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Dopo essersi imbattuti in oggetti d’artigianato singolari, riproduzioni di stampe, disegni, nonché fotografie di artisti del XIX e XX secolo, ci si ritrova in uno dei punti più atipici e interessanti del museo: la video collezione privata (resa poi pubblica, evidentemente) del Re Alfonso XIII, commissionata appositamente dal sovrano, le cui riprese sono avvenute nel quartiere del Raval.

Tra gli appuntamenti più interessanti, è senz’altro degno di nota la parte del museo che più mi ha deliziato: quella dei grandi geni della pittura. Grandi classici vengono riprodotti per illustrare le diverse sfaccettature di significato che i termini erotismo e sensualità hanno avuto negli anni. Parliamo di opere di Klimt, Goya, Velàzquez, Rubens

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Altre peculiarità che troviamo sono senz’altro la sezione dedicata ai record sessuali o quella del giardino erotico, nel quale vengono proposte immagini della natura che ruotano attorno al tema della sessualità.

Cosa mi è piaciuto di più? Due cosucce, che in realtà sono mondi a parte: in primis, non ho potuto non apprezzare la sorta di cartellone umano invitante rappresentato dalla statua dell’intramontabile Marilyn Monroe (a volte, nelle ore di punta, sono le stesse guide che si affacciano al balcone antistante il meraviglioso mercato della Boqueria vestendo i panni dell’indiscussa Diva americana); in secondo luogo, la mini scultura dedicata a Betty Boop, l’icona d’animazione degli anni ’30 che rivoluzionò il mondo buffonesco dei cartoni con sapiente sensualità e stile… bella ritrovarla in un contesto che celebra la vita nei suoi aspetti più vividi!

Gustatevi la nostra galleria fotografica

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La nostra visita termina qui, ma non finiscono le nostre escursioni dedicate alla Bellezza. Se rimanete sintonizzati vedrete che continueremo instancabile a ricercarla in ogni dove, perché le Visioni creano Bellezza.

Capitano

La Bellezza del Labirinto

Ben trovati, naviganti alla lettura!

Grazie per la vostra compagnia e benvenuti ad una nuova Visione di Bellezza dal mondo.

Vi porterò in un luogo straordinario, foriero di tradizione e innovazione, di turismo e di ricerca. Parliamo di Barcellona, metropoli affacciata sul mare capace di collezionare, in soli cinque mesi, ben 21 milioni di visitatori. Un luogo vibrante di turismo e di pellegrinaggio che attrae curiosi da ogni parte del mondo, persino un curioso che già conoscete: il Capitano!

Nel dicembre dello scorso anno ho scelto di visitare una località che da molto esercitava su di me il suo richiamo di sirena: il labirinto di Horta. Sono molte le ragioni che mi hanno portato in quel luogo particolare: il mio amore per il mistero, il fascino storico del contesto e anche e soprattutto i rimandi letterari e cinematografici attorno al concetto di labirinto.

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Labirintico, infatti, era il Palazzo costruito da Dedalo per rinchiudere l’orribile mostro che era il Minotauro, ma labirintica era anche la conformazione del campo di scontro dell’ultima prova in cui Harry Potter e Cedric si sfidano per il Torneo Tremaghi in Harry Potter e il Calice di fuoco; labirintica è la scrittura di Ariosto nell’ Orlando furioso, la biblioteca di Borges, il percorso che compie l’Alice di Carrol; Labyrinth è il titolo di una canzone di Elisa, ma anche e soprattutto il titolo di un film che annovera tra i protagonisti l’immenso David Bowie.

C’era dunque un tratto ancestrale in me che pretendeva di essere ascoltato e così è stato. Venite con me…

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Il Parco del Labirinto è situato nella zona nord della città, a Horta-Guinardo, fuori dal centro propriamente turistico della movida spagnola. La sua costruzione risale al 1791 ed è una rovina della monarchia spagnola in Catalunya, per volere del Marchese e proprietario terriero Joan Antoni Desvalls di Ardena. Il Marchese viene tutt’oggi ricordato per il suo stile di vita tranquillo e pacifico e i piaceri più raffinati ai quali si dedicava maggiormente si riflettono nell’architettura del Parco, con una costruzione monumentale e due giardini, uno in stile romantico e uno in stile neoclassico.

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La parte romantica ha in sé una distesa meravigliosa di fiori, una cascata, un canale popolato da cigni che risale al 1853 ed era in origine adibito all’irrigazione, connettendo in un circuito unico le fontane, i laghetti e i torrenti, per non sprecare l’acqua. Quella neoclassica, invece, vanta al proprio interno il vero e proprio Labirinto, di 820 anni, al centro del quale c’è la statua del dio dell’amore Eros, mentre nella parte superiore si rende omaggio al dio dello svago, dell’ebbrezza e del vino: Dioniso.

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Nelle vicinanze del Parco, se ci andrete, potrete anche ammirare il teatro all’aperto, dove si riversano quotidianamente piccoli gruppetti di bambini che non mancheranno di deliziare la vostra visita con la loro semplicità ridanciana.

E’ difficile spiegare l’incanto dell’intrigo in poche parole: le immagini, molto probabilmente, potranno rendere molto di più. I vostri occhi, meglio ancora.

Ma è rimasto in me un grande insegnamento: il labirinto mi ha rivelato le complessità insite in ogni scelta di percorso, proprio mentre si decide quale svolta seguire e quale curva omettere nel tragitto. Mi ha mostrato imponente che bisogna ricordarsi di ogni errore, per proseguire al meglio la via, e che l’istinto è un buon alleato, ma non l’unico: le piccolezze e i dettagli compongono un tassello segreto di indizi chiave, sempre pronti ad offrire la risoluzione quando li ricomponiamo nella nostra mente. Simpaticamente, questo intreccio magistrale di siepi mi ha ricordato che persino il nostro stesso cervello è un gomitolo di ripiegamenti intricati fra loro, che percorrono le due stanze principali (i nostri emisferi): dobbiamo esplorare ogni richiamo, senza avere fretta di essere soltanto l’una o l’altra cosa, perché la risposta potrebbe risiedere dentro un risvolto trascurato e nascondere sollievi e tanta, tanta Bellezza in agguato. Bisogna tenere alta la guardia delle nostre percezioni senza l’angoscia di portarsi subito verso l’uscita: potrebbe essere quella errata.

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Qualche informazione utile se siete interessati ad andarci?

L’entrata costa solamente €2.17, mercoledì e domenica sono giorni raccomandabili perché è gratis, è aperto sette giorni su sette e l’indirizzo è il seguente: Passeig dels Castanyers. Se vi si presenta l’occasione, vi consiglio la visione di questo breve documentario, rende l’idea della Bellezza del posto (in castigliano e inglese).

Non ci resta che augurarvi tutta la Bellezza possibile e darci appuntamento alla prossima Visione di Bellezza. Tenete sempre presente una grande verità: le Visioni creano Bellezza.

E la Bellezza migliora le nostre vite, dico bene?

La Bellezza delle Principesse Disney… in versione rock!

Cari naviganti della Bellezza in ogni sua forma,

benvenuti a una nuova Visione! Quest’oggi avrei piacere di farvi conoscere, tramite alcune delle sue illustrazioni più famose, l’artista illustratore e designer Joel Santana. Qual è il merito di quest’artista? Aver voluto stravolgere l’immagine standard della protagonista Disney docile e dolce a favore di un look da pin-up tatuata e rockettara.

Il suo lavoro ci ha ricordato, per certi versi, la ricerca effettuata dall’artista visiva Dina Goldsteinche ha ricreato situazioni di disagio partendo proprio dalle protagoniste Disney. L’intero filone, va detto, è da ricercare in una serie di proteste e indignazioni che negli ultimi anni hanno portato sceneggiatori e produttori a rivalutare la figura della principessa Disney. Se infatti ai tempi della nostra infanzia, con personaggi quali Biancaneve, La Bella addormentata nel bosco o Raperonzolo il loro destino era sempre dipendente dall’impresa eroica di un Principe azzurro, il movimento femminista mondiale (nonché qualche persona di buon senso, aggiungerei timidamente io) ha richiesto a gran voce modelli femminili diversi, di spessore, avventurosi. Sono nate così, negli ultimi anni, la Principessa Merida di Ribelle o Elsa di Frozen, proprio sulla scia del capolavoro Mulan, fuori da ogni schema già all’epoca. Voi cosa ne pensate?

Ad ogni modo, tornando a noi: come avrete modo di vedere, potrete trovare Biancaneve con un sette tatuato sulle braccia riflesso grazie allo Speccho delle Brame, ciocche viola tra i capelli e una sigaretta in bocca, ma anche Ariel che, mai dimentica delle sue origini legate al mare, ha su di sé tatuaggi a sfondo acquatico. Irresistibile, dico bene? Queste che vedete sotto sono solamente alcune delle opere realizzate dal creativo in questione. Per maggiori informazioni potete andare qui, proprio sul sito ufficiale. Buona Bellezza a tutti! E mai dimenticare: Visions make Beauty!

  • se siete interessati al processo di creazione >>> curiosate qui!

 

La Bellezza della resilienza, l’avventura di Salvador Alvarenga

Il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole.

(Giovanni Verga)

Bentrovati cari appassionati delle nostre traversate lungo le scie delle visioni che creano bellezza nel mondo!

Quest’oggi ho il piacere di raccontarvi un’altra storia che ha dell’incredibile e che potrebbe, visto che siamo tutti affezionati alla letteratura, trovare un riscontro romanzesco nelle parole di Daniel Defoe o anche di Edgar Allan Poe (mi riferisco a quel capolavoro poco conosciuto che è Le avventure di Gordon Pym).

lost fisherman Salvador Avarenga making radio contact after landing on Ebon Atoll

L’uomo che vedete nell’immagine si chiama Salvador Alvarenga e la sua storia ha fatto in breve il giro del mondo, lasciando tutti senza fiato per il coraggio, la forza e la capacità di resistere. Ma andiamo con ordine.

Salvador Alvarenga è un pescatore proveniente da El Salvador che all’epoca dei fatti aveva 36 anni e che lasciò la costa del Messico in una piccola imbarcazione insieme a un compagno di avventure e fu colpito da una terribile tempesta che lo spinse fino all’atollo Ebon, municipalità delle isole Marshall. Per 14 mesi patì la fame, la sete, la solitudine, lo sconforto e nonostante ciò, grazie alla sua capacità di resistere agli eventi, propriamente chiamata resilienza, sopravvisse. La sua storia ha dello straordinario.

Tutto ebbe inizio il 12 novembre 2012, giorno in cui l’imbarcazione di Alvarenga e del suo compagno Ezequiel Córdoba fu duramente colpita da una tempesta, che inizialmente non intimorì i nostri prodi: d’altra parte Alvarenga è un ex capitano e sentì, nell’immediato, di poter rilanciare la situazione recuperando l’itinerario della rotta. Ma qualcosa andò storto e un’infinità di sfortune cominciò a ostacolare l’avventura dei nostri.

Allontanandosi sempre più dalla zona costiera, l’imbarcazione cominciò a essere appesantita dalla quantità di acqua presente a bordo, che Córdoba ostinatamente riversava in mare con secchiate decise. Intanto Alvarenga, che cominciava a comprendere che la situazione non era delle più ordinarie, protesse il frigorifero di riserva che conteneva gran quantità di pesce. Se solo fosse stato possibile raggiungere una costa, il denaro non sarebbe stato affatto insufficiente: con la quantità che avevano portato a bordo avrebbero potuto acquistare cibo e bevande per almeno una settimana. Inoltre Alvarenga, che non era sprovveduto, si era equipaggiato per ogni evenienza con una massiccia quantità di benzina, sardine da pesca, ami, un arpione, coltelli. Ma anche una radio e un segnale di GPS (sfortunatamente incapace di resistere all’urto continuo d’acqua).

Córdoba non era stato il compagno inizialmente designato per l’avventura: Alvarenga avrebbe di gran lunga preferito Ray Perez, amico di una vita e collega, che si era però ricreduto all’ultimo minuto. Era stato a questo punto che Alvarenga, pur di non rinunciare alla sua avventura, aveva reclutato un ventiduenne dal soprannome Piñata che viveva nella laguna, dalle straordinarie capacità fisiche, in grado di lavorare non stop per 12 ore al giorno. L’inesperienza, però, giocò un brutto scherzo ai nervi del giovane, che dalla tempesta in poi non fu in grado di fornire il giusto supporto, gridando e svolgendo il minimo necessario per rimanere in vita il più a lungo possibile.

Ma Alvarenga non si diede per vinto: continuò a indirizzare l’imbarcazione verso le coste, affidandosi alle sue capacità di orientamento metabolizzate lungo il corso di una vita intera. Ma proprio quando la direzione era giusta e si cominciava a scorgere l’orizzonte, a sole due ore da terra, il motore cominciò a tossire e anche l’ultima riserva di benzina svanì del tutto. E con essa il ritrovato entusiasmo di poter porre fine all’increscioso avvenimento.

Fu allora che chiamò la Costa Azzurra, dichiarando loro che il segnale GPS aveva smesso di funzionare e rivelando che non avevano un’ancora di salvezza. L’amico Willy lo rassicurò comunicandogli che sarebbero presto arrivati a salvarli dal pasticcio. Ma il mare incontrollabile fece il suo corso e l’appesantirsi dell’imbarcazione, sempre più sovraccarica di pesce, non agevolò la situazione. Alvarenga capì la gravità della situazione e indossò il giubbotto di salvataggio e un salvagente, riponendo proporzionatamente i carichi sull’imbarcazione affinché non si ribaltasse in mare, nonostante il peso sempre maggiore. Con l’inasprirsi delle onde e con l’allontanarsi dalla costa, anche il segnale radio smise di funzionare. Senza GPS, senza contatto radio, senza risorse di carburante, Salvador Alvarenga cominciò ad avvertire la morsa del terrore puro.

Il freddo cominciò a tormentare i due naviganti: stretti l’uno contro l’altro cercavano di riscaldarsi il più possibile e di resistere al freddo dell’acqua che puntualmente raggiungeva i bordi dell’imbarcazione ed entrava, e delle raffiche di vento che la facevano continuamente oscillare senza sosta. Alvarenga, accortosi che gli approvvigionamenti andavano ormai scarseggiando, optò per una nuova tecnica di pesca: si chinava in mare con le braccia alla ricerca di qualunque cibo commestibile  e lo afferrava a mani nude per riportarlo a bordo. Una volta catturato, l’animale veniva colpito sul bordo dell’imbarcazione finché non moriva e una volta morto Piñata era solito pulirlo e lasciarlo al sole ad essiccare. Ma il cibo era scarso, procurarselo era un’impresa difficile ed estenuante e immergere la testa in acqua provocava ovviamente profondo dolore ad Alvarenga, scosso dal freddo e dall’immane fatica. Come se non bastasse ogni piccolo cimelio che riuscivano a rimediare veniva consumato crudo, in assenza di mezzi con i quali cuocerlo. “Ero così affamato”, dichiara Alvarenga, “che presi l’abitudine di mangiarmi compulsivamente le unghie fino a vederle sanguinare.”

Non era chiaramente solo il cibo, l’unico flagello a colpirli. Era la sete, la più implacabile delle disgrazie. Alvarenga, a questo punto, suggerì al suo amico di sventura di bere urina, salata ma non rivoltante. Con l’acqua di mare, poi, Salvador sapeva che era meglio non immischiarsi troppo. Berla sarebbe stato come firmare un contratto di morte istantanea. Dopo 14 giorni in mare aperto una tempesta di pioggia tornò a colpire l’imbarcazione. I due amici si sdraiarono in lacrime con la bocca spalancata a inumidirsi le labbra. Dopo giorni di urina e sangue di tartaruga, l’acqua piovana sembrava un miracolo straordinario. La pioggia fu sapientemente trattenuta a bordo, i due riuscirono a vincere il desiderio di riempirsi la pancia senza sosta.

Dopo settimane e settimane, Alvarenga era diventato esperto nel distinguere i rifiuti in mare ed era riuscito a recuperare bottiglie e sacchi dell’immondizia. Si arrangiavano così: resti di chewing gum, latte rancido, scarti di cene. Tutto era migliore del digiuno assoluto.

Nel silenzio totale, i due si fecero una promessa: se uno dei due fosse riuscito a sopravvivere, avrebbe raggiunto la madre dell’altro e si sarebbe scusato per essersi comportato così scioccamente e per aver sfidato le onde. Córdoba cominciava ad avvertire lo spettro della morte e trascorreva le giornate lamentandosi e chiedendo la grazia a Dio in lacrime. La morte arrivò tra un lamento e l’altro. Morì ad occhi aperti. Alvarenga, per gorni, finse che nulla fosse accaduto. Continuò a fare tutte le attività che aveva svolto: il recupero di rifiuti in mare, la pesca alla bell’e meglio, l’attesa di una goccia di pioggia salvatrice. Ma poi il trauma lo colpì dritto al cuore sei giorni dopo. Lavò i piedi dell’amico, lo svestì come in rituale, lo abbracciò per l’ultima volta e in un pianto a dirotto lo lasciò andare in mare, per non appesantire ulteriormente l’imbarcazione.

Furono la forza di volontà e il rifiuto per il suicidio a tenere in vita Alvarenga, che nel frattempo, da solo e lontano da rinforzi, cercava conforto nella sua immaginazione e nelle sue conoscenze. Suo nonno, da piccolo, gli aveva insegnato come tenere conto del tempo a seconda dei cicli lunari. Ne aveva contati 15.

Mesi più tardi, quando pensava che la morte sarebbe ritornata a bordo per raccogliere anche il suo corpo consumato dalla fame e dalla sete, uno stormo di uccelli lo risvegliò dal torpore e l’intorpidimento si tramutò in forza quando vide davanti ai suoi occhi un isolotto. Prese una decisione drastica: prima si tolse il salvagente e poi decise che, nel bene o nel male, quello sarebbe stato l’epilogo del suo folle viaggio.

Si concluse nel bene, fortunatamente. Facendosi trasportare dalla corrente, rannicchiato come una tartaruga, giunse a Tile Islet arenandosi a riva. Fu ritrovato dalla coppia Emi and Russel e racconta che nonostante non comprendessero le rispettive lingue cercarono di aiutarlo il più possibile. Che anzi: meno si capivano e più divertenti e surreali diventavano i dialoghi. Si offrirono di accompagnarlo all’isola di Ebon, dove avrebbe avuto più disponibilità di mettersi in contatto con qualche unità di salvataggio.

Fece ritorno a casa dopo 438 giorni e fu necessario un anno e mezzo per tornare a vivere il ritmo ordinario della vita. Fu sommerso dalla stampa, ma in più occasioni rifiutò: era stanco, ancora sotto schock. Ma nonostante tutto, sentì l’esigenza di dire alla stampa una frase, che voglio riportarvi.
Disse: “Non importa cosa ti accada in vita, la vita rimane una sola, dunque apprezzala e vivila fino in fondo”. Un invito che abbiamo nel cuore forte e chiaro.

Alvarenga mantenne la promessa e fece visita ai genitori di Ezequiel, addolorati per la tragica sorte che era capitata al figlio.

E voi, cosa ne pensate? Che commento vi inspira una storia simile? Noi di Instabilmentecontaminazionidarte siamo tutt’orecchi e attendiamo vostri responsi.

Per il momento vi basti sapere che il resoconto di quest’avventura potete trovarlo all’interno del libro 438 Days di Jonathan Franklin. Ve ne consiglio la lettura.

Per il momento, invitandovi come sempre a tenere sott’occhio il podcast di Visions Make Beauty a cura di Barbara Favaro, io vi abbraccio forte.

La Bellezza di Henry Dagg (e delle sue invenzioni strampalate)

Bentornati al nostro spazio dedicato alle Visioni che creano Bellezza nel mondo!

Durante la nostra scorsa escursione  ci eravamo soffermati su Steve Casino, un artista che ricava dai gusci delle noccioline ritratti fedeli di artisti e di persone comuni. Questa volta, per non essere da meno e per proseguire con il nostro file rouge di creatività estroversa, ho scelto di mostrarvi il talento di un uomo che davvero potrebbe essere scambiato per il personaggio di un romanzo. Vedete, ne La schiuma dei giorni il protagonista Colin inventava un pianoforte capace di creare, a seconda della melodia che veniva suonata, cocktail che variavano per colore, ingredienti e gradazione alcolica; in Castelli di rabbia, invece, Baricco immaginava l’umanofono, una sorta di organo in cui però al posto delle canne c’erano delle persone e in cui ogni persona emetteva una nota e una sola: la sua personale. L’artista in questione, bizzarro ma vero, si è inventato qualcosa di molto simile e ha lasciato tutti a bocca aperta. Letteralmente.

Ma di chi stiamo parlando? Beh, di Henry Dagg, tecnico del suono che lavora presso la BBC e che ha all’attivo due delle invenzioni più stravaganti della storia della musica. Il primo strumento musicale, chiamato Sharpsichord, è un ibrido tra un’arpa e un carillon formato da 46 corde connesse a cilindri inizialmente designato per la English folk dance and song society come strumento interattivo da esibire ai visitatori della Cecil sharp house e poi divenuto strumento musicale a tutti gli effetti nell’album Biophilia della cantate islandese Björk, precisamente nella traccia Sacrifice (la potete ascoltare cliccandoci sopra). Potrete comprendere effettivamente la portata di questo strumento guardando questo breve video.

Ma Henry Dagg non ha certo frenato la sua galoppante fantasia! Rifacendosi all’antica leggenda riguardante la misteriosa esistenza di un organo formato da gatti, contenuta nel tomo Musiciana, extraits d’ouvrages rare ou bizarre (se riuscite, leggetelo: è divertentissimo!) pubblicato dallo scrittore francese Jean-Baptiste Weckerlin, ha inventato e suonato un pianoforte composto da… una sequenza di gattini giocattolo! E gli effetti sono stati veramente memorabili: chiamato a intrattenere il pubblico presente al party in giardino eco friendly organizzato da Carlo, Principe del Galles e dalla Duchessa di Cornovaglia Camilla Shand, Henry Dagg si è lanciato in una performance che ha letteralmente fatto piangere Sua Maestà, completamente incapace di resistere a un frenetico attacco di ridarella (Qui la fonte, in inglese). L’episodio ha fatto in breve il giro del mondo, ma lo strumento è rimasto e nella sua amorevole eccentricità è stato ancora suonato dal nostro eroe. Date un’occhiata a questo video.

Nel regno della Musica cucita come abito di sartoria l’originalità birichina di Henry è un’ancora rassicurante. Spero me ne darete conferma e per noi c’è solo un modo di saperlo: scrivetecelo nei commenti!

Il Capitano e il team di Instabilmente-contaminazioni d’Arte vi abbracciano e vi invitano a non perdervi le prossime Visioni e a seguire il podcast che sta andando in onda.

Ah, quasi dimenticavo: se vi state ancora chiedendo cosa c’entrasse la citazione del romanzo di Baricco, di seguito trovate l’assonanza. Isn’t he lovely?

La Bellezza di Steve Casino, virtuoso delle arachidi

La Bellezza è spesso tale in virtù della sua capacità di stupire all’improvviso, quando lo sbalordimento avvertito lascia nell’animo una sorta di stordimento piacevole. Gli studiosi delle scienze sociali definiscono il piacere di incappare in sorprese inaspettate con la parola serendipità. È quanto è successo a me, leggendo una rivista: ho scoperto l’esistenza del portatore di Bellezza di oggi e il personaggio in questione, credetemi, esiste davvero e con lui il suo talento artistico fuori dal comune.

Parliamo di Steve Casino, allineato nel mio immaginario con l’uomo di vetro de Il favoloso mondo di Amelie e la stoica nonnina Madame Souza nell’adorabile film d’animazione Les triplettes de Belleville, un uomo la cui capacità di creare un ritratto fedelissimo all’originale partendo da una nocciolina americana è strabiliante.

Sappiamo poco della sua vita: trascorsa la sua infanzia a Mercer, paesino della Pennsylvania, si è poi trasferito a New York, dove ha vissuto per molti anni. Al momento, afferma nella sua pagina Facebook, è sposato e ha figli e vive nel Midwest inventando giocattoli e creando, per l’appunto, ritratti di personaggi famosi (e non) utilizzando arachidi.

L’idea di utilizzare arachidi come supporto artistico non fu propriamente una scelta: dichiara di aver scoperto il suo talento per gioco, in un banale pomeriggio in cui, vinto dalla noia, decise di disegnare il suo volto sul guscio di una nocciolina. Una volta terminato lo mostrò al suo amico, che lo trovò esilarante ma anche ben fatto. Si spinse oltre: volle provare a creare un vero e proprio ritratto fedele e come cavia scelse, state a sentire, il leggendario frontman dei Ramones  Joey Ramone, per poi creare anche tutti gli altri componenti della band. Il risultato fu unico.

Col tempo e con il perfezionamento della sua tecnica è arrivato molto lontano. Emittenti televisive, social network, blog d’arte: ormai ha conquistato tutti. E durante una delle numerose interviste che l’hanno visto coinvolto in veste di ospite d’eccezione, Steve ha rivelato i passaggi del suo processo creativo: dopo aver rimosso le noccioline dal guscio, si occupa della parte frontale lisciandola con un mastice apposito e in seguito la incolla alla sua metà, che resta al naturale. L’intento è quello di dimostrare che si tratta sul serio di una nocciolina. L’intero lavoro richiede in tutto, solitamente, 20 ore e ogni personaggio creato viene infine ricoperto di vernice acrilica trasparente, per preservarlo nel tempo, e viene sigillato in una campana di vetro.

Ovviamente, sommata alla sua grande passione per il suo hobby diventato lavoro, vi è anche la necessità di sopravvivere con quello che fa. Per questo Steve realizza anche ritratti personali, per matrimoni o altre occasioni ed è reperibile, per qualsiasi richiesta, al seguente contatto mail: itpopart@gmail.com. In caso voleste immortalarvi in una nocciolina ora sapete come fare!

Se vi va di approfondirne la conoscenza, Steve si è messo umilmente a disposizione con un divertente documentario online che trovate qui di seguito:

Noi ci leggiamo presto, il Capitano e lo staff di InstabilMente-contaminazioni d’Arte vi abbracciano e vi invitano alla ricerca di Visioni che creino Bellezza. Ne abbiamo sempre bisogno.

Il Capitano.

La Bellezza dei cavallucci marini

Considero l’amicizia un dono fondamentale per la vita ordinaria di tutti noi: non credo vi stupirete troppo, dunque, se come augurio di buon anno e in nome dell’amicizia che mi lega al mio collega e amico Senex, questa visione sarà parallela alla sua rubrica dedicata alle meraviglie presenti nel mondo reale e riscontrabili in natura (in risposta all’uscita prossima del film Fantastic Beasts and Where To Find Them di J. K. Rowling tratto dall’omonimo libro) dal titolo Fantastic beasts. Una sorta di omaggio che rispecchia a pieno la filosofia di questo blog.

Vi parlerò dunque di un’anomalia presente nel Regno animale, tanto divertente quanto interessante. Quanti di voi si sono soffermati a guardare l’immagine di due ippocampi formare un cuore, raddolciti dalla tenerezza che tanta naturalezza regalava? Ecco, oggi vi parlerò esattamente di quello.

I cavallucci marini hanno una caratteristica unica, una vera e propria rarità in natura: a partorire non sono le femmine, bensì gli esemplari maschi. A loro, infatti, spetta il delicato e complicato compito di portare avanti una gestazione che può portare alla nascita di ben 1.000 ippocampi, dopo un periodo di gestazione che solitamente dura dai 14 ai 28 giorni (varia a seconda della specie). La fertilità maschile in questione ha dell’incredibile: è possibile che un individuo maschio, dopo aver partorito all’alba, sia di nuovo pronto all’accoppiamento al tramonto. Un vero e proprio prodigio!

Tuttavia, la vera Visione che mi ha spinto a raccontarvi tutto ciò risiede in due filmati sorprendenti che documentano due passaggi fondamentali della vita amorosa dei cavallucci marini: la danza seduttiva e il parto del genitore maschio. Sì, perché il rituale ha inizio proprio con una danza che può durare giorni in cui i due partner nuotano in sintonia per ore, l’uno di fronte all’altra intrecciando necessariamente le code. La ragione scientifica di questo romanticismo trova risposta nella necessità di allineare l’ovopositore della femmina con la tasca di incubazione che il maschio possiede proprio sul ventre.

Ad oggi, purtroppo, a causa dell’inquinamento fluviale e costiero, la specie è stata dichiarata a rischio di estinzione. Non solo: utilizzati come souvenir o per supposte proprietà farmacologiche in Asia, ogni anno il Pianeta perde 25 milioni di esemplari. Fortunatamente i cavallucci marini si danno un gran da fare, in termini di prolificità: con la riduzione dell’inquinamento e la salvaguardia della biodiversità, la nostra specie potrebbe conservare e proteggere questa poesia della natura.

Per salutarci vi lascio con i due filmati menzionati e augurandovi ancora quanto di più affine alla vostra felicità possa esistere, io e lo staff di InstabilMente-contaminazioni d’Arte vi abbracciamo e vi invitiamo a continuare a curiosare qui nel blog per le prossime Visioni e, qualora non l’aveste già fatto, ad ascoltare e a condividere il podcast Visions make Beauty.

 

Il Capitano

LA BELLEZZA DELLA PROTESTA ANTIFRASTICA

Viaggiare è sempre un’incalcolabile felicità: niente potrebbe mai eguagliare quell’attimo di incertezza che ci si lascia dietro le spalle e quel brivido di entusiasmo che si raccoglie come vento sulla propria pelle. Nonostante la burocrazia e i suoi appigli alla pazienza che manca, spostarsi trattiene in sé quel magico sapore di fresco che si sprigiona a poco a poco, con il macinare dei chilometri da fare, già fatti, in corso. Con la premessa del racconto, e sempre con lo stesso spirito ad accompagnarmi, mi sono spinto fino a Peterborough per farmi testimone di un’usanza inglese che ha dell’incredibile e dell’affascinante: la Bonfire Night, anche detta Guy Fawkes Night (tra poche righe vi svelerò perché).

Peterborough è stata una scelta obbligata, ma non totalmente subita: alla chiassosa, seppur meravigliosa, Londra o alle vibranti Oxford, Manchester, Cambridge ho preferito una località che conservasse una particolarità, in sé, che non cedesse tutto alla modernità e alla mescolanza di culture diverse. Qualcosa, insomma, che fosse puramente British.

E veniamo a noi: perché indagare su quest’usanza che non appartiene alla mia cultura? E perché includerla qui nel nostro reportage di Bellezza?

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vista della cattedrale di Peterborough (foto dal web)

La Bonfire night è una celebrazione che ricorre ogni 5 novembre, in Gran Bretagna e in alcune ex colonie inglesi, che affonda le sue radici in un avvenimento storico realmente accaduto nel lontano 1606. Protagonista è proprio Guy Fawkes, che dà il nome alla vicenda, che insieme a un gruppo di rivoluzionari tentò di fare esplodere il Parlamento inglese. Tentò, come avete letto bene, perché lo sventurato venne colto in flagrante mentre era alle prese con la polvere da sparo e condannato a morte in pubblica esecuzione. Sua Maestà il Re, consapevole che la lezione data al popolo sarebbe stata presto dimenticata, incaricò i suoi servitori di inventare un sermone che potesse sopravvivere alla tirannia del tempo. E così fu: la filastrocca creata diede inizio a una cantilena che tutt’oggi, ogni 5 novembre, accompagna la celebrazione della Bonfire night.

Eccone l’estratto principale:

Remember, remember the fifth of November,
Gunpowder treason and plot.
We see no reason
Why gunpowder treason
Should ever be forgot!

[…]

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Guy Fawkes

Da allora, come commemorazione del complotto delle Polveri (così chiamato storicamente), è usanza comune  appiccare fuoco a un fantoccio raffigurante Guy Fawkes (nell’immagine che vedete a lato) in onore del rogo che lo punì. Ad oggi questa tradizione include in sé veri e propri spettacoli pirotecnici, sia nelle maggiori piazze che in privato, che si accompagnano alla consumazione di mele caramellate, hot dogs, alcolici di ogni sorta (siamo pur sempre nel Regno Unito). Ma non ho ancora risposto alla domanda, lo so bene: perché andare alla scoperta di questa festa? In fondo anche noi italiani abbiamo un’usanza simile, anche noi bruciamo un fantoccio dalle sembianze umane, per scongiurare i malanni della stagione invernale e invocare la fertilità della primavera, cos’è che mi affascinava tanto di questa tradizione? Beh, anche per rispondere a questa domanda bisogna fare un saltino indietro.

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Una scena del film “V per Vendetta”

Nel 2005 James McTeigue realizzò un film destinato a diventare campione di incassi e film culto di un’intera generazione: V per vendetta. Ispirato dai fatti che vi ho appena raccontato, il protagonista del film indossa la maschera di Guy Fawkes e lotta contro l’oppressione di un futuro regime totalitario britannico denunciandone la corruzione, l’ipocrisia della morale religiosa e il ricorso alla paura per tenere sotto controllo il popolo. Con i suoi gesti e le sue parole, nel finale del film scopriamo che il Parlamento inglese viene bruciato, distruggendo così un governo dittatoriale e dispotico. La maschera utilizzata nel film è diventata in breve tempo un simbolo globale di protesta contro ogni forma di annullamento delle libertà individuali e sociali, e ogni anno, nella capitale inglese, centinaia di manifestanti protestano contro il Governo rivendicando diritti e libertà non rispettati del tutto. Dal carovita al nazionalismo esasperato, passando dai privilegi della classe politica, i motivi per protestare non mancano di certo e partendo dall’Inghilterra il marchio del volto di Guy Fawkes è diventato mondiale, tanto da ispirare il logo del gruppo di hacker/attivisti politici Anonymous.

Cos’ha a che fare tutto questo con la Bellezza?
Ci viene in soccorso una parola, in questo caso: antifrasi.
L’antifrasi è, come ci ricorda Wikipedia,  una figura retorica per cui il significato di una parola, di un sintagma o di una frase risulta opposto a quello che assume normalmente. Venne utilizzata, ad esempio, dal nostro scrittore Giuseppe Parini ne Il giorno, in cui – per criticare gli spudorati privilegi della classe nobile settecentesca – il poeta finge di fornire precetti utili al giovane nobile, affinché non sciupi troppo il suo fisico e la sua mente.
Ed è proprio questa la chiave di volta che mi ha spinto a rendermi partecipe di questa celebrazione: bruciando il fantoccio di Guy Fawkes molti bruciano il Governo col pensiero, lo maledicono, lo incolpano, rinnovano il loro rancore. A chiunque chiedessi cosa ne pensasse di Guy Fawkes mi giungeva sempre la solita risposta: peccato non l’abbia bruciato sul serio, il Parlamento! Ho avuto l’impressione, riunito al gelo guardando i fuochi d’artificio sprizzare nel cielo nero pece, che le persone incanalassero in quell’esplosione non certo il loro odio ribadito nei confronti del cospiratore, bensì la loro amara speranza tradita di non vedere un cambiamento effettivo nella società, quasi a esorcizzare una bomba che non si innesca del tutto e che lascia in vita le gerarchie, le ingiustizie, il male.

Ho trovato molto bello, quest’escamotage, quest’ispirazione, questo desiderio rovesciato in obbedienza. Ho pensato regalasse una nuova prospettiva di pensiero riguardo la protesta, quella intelligente, quella che rende il nostro vivere un rimanere doverosamente in piedi e vigili.

Se non vi fidate di tutto ciò vi consiglio di cuore la visione di un film-documentario che trovo straordinario, sulla potenza meravigliosa della protesta e del diritto alla lotta.

Di seguito vi posto un filmato che mostra le proteste di manifestanti durante i festeggiamenti della Bonfire Night.

Per ora… baci dal Capitano e dal team di Instabilmentecontaminazionidarte. E sempre: Visions make Beauty!